Giovedì 23 febbraio nei locali della Scuola Spano si è tenuto l’incontro con lo scrittore Francesco Abate, il quale ha presentato uno dei suoi libri, "Torpedone trapiantati". L'incontro è stato coordinato da Claudio Moica, Direttore del quotidiano online “Ajò noas” e del Festival culturale LiberEvento.
Abate è una figura poliedrica all’interno del panorama letterario e culturale isolano e non solo: i suoi romanzi sono pubblicati dalla casa editrice Einaudi, è caporedattore della pagina culturale del quotidiano “L’Unione sarda” ed è un conduttore radiofonico su Radiolina e anche un ex Dj.
"Torpedoni trapiantati è un libro in cui profondità, leggerezza e ironia si susseguono l’un l’altro, prendendo per mano il lettore e accompagnandolo nelle storie di vita di tanti trapiantati e donatori, persone reali che attraverso il racconto diventano personaggi.
In un’ora e quindici minuti Abate ha coinvolto il suo pubblico e ha regalato tante emozioni, come quando ha raccontato della sua donatrice, Cinzia, una giovane donna morta in un incidente d’auto mentre andava con passione a svolgere il proprio lavoro di insegnante; e poi, ancora, le storie di mogli rimaste vedove e di figli senza i padri, smorzate dall’ironia tagliente della madre e dalla rabbia mista a paura della figlia scrittore. Abate racconta di quando nel 1974 gli viene diagnosticata insieme a suo padre l’Epatite C, malattia di cui allora si conosceva ben poco. Suo padre aveva appena 27 anni e concluse il suo percorso di vita all'età di 56 anni. I dottori comunicano ad Abate che la sua speranza di vita è di qualche anno e che non possono assicurargli di raggiungere la maggiore età. Questa notizia certamente condiziona la sua adolescenza. Nel frattempo però la ricerca fa grandi passi in avanti e all’età di 38 anni lo scrittore viene finalmente chiamato dall'ospedale per procedere al trapianto di fegato. Inizia così un periodo denso di paura, dolore e di tanta speranza. La gita turistica organizzata dall’associazione sarda Trapiantati è la cornice all’interno della quale vengono dipinte tante storie, tutte diverse ma legate dal doppio filo dell’esperienza della malattia, della sofferenza, della condivisione. Tra le immagini più significative, quella della rinascita, della gioia che può sgorgare dal dolore, della morte che dà la vita; di Matteo e Luca, i figli di Cinzia, intenti a custodire il ricordo più bello della madre: la voce. Un incontro ricco di emozioni e spunti di riflessione in cui Abate ha sensibilizzato il suo pubblico all’importanza della donazione degli organi e al supporto della ricerca per salvare la vita agli altri e a se stessi; un invito a non mollare mai, ad amare ogni giorno, a condividere con gli altri.
A vivere e a rinascere.
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- Scritto da Tiziana Ligas Articoli A.S. 2022-2023
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